Banca del Tempo di Robassomero

La storia della BDT di Robassomero in breve

 

Nel 1994, neo eletta consigliera nella circoscrizione n° 2, mi trovai tra le carte il progetto di una banca del tempo a Robassomero, lasciato dalla dott.ssa Maria Teresa Mascia, consigliere nella precedente legislatura.
Ne fui subito entusiasta, lo sentii mio, mi ci ritrovai in pieno, perché erano questi principi che avevo sperimentato e acquisito, fin da bambina, nella grande casa popolare in cui abitavo, e subito mi adoperai per realizzarlo. Il Consiglio di Circoscrizione, con la stessa convinzione mostrata in precedenza, che lo aveva già portato a individuare la sede per la futura banca del tempo, forte di una delibera del Consiglio Comunale sui tempi e orari della città, mantenne l'impegno politico ed economico preso in precedenza e questo fu la condizione per la realizzazione della banca del tempo attuale, anche se, diciamo la verità qualcuno mostrò delle perplessità.

Per i modenesi la cosa era nuova, non c'erano molte esperienze a cui fare riferimento, i tempi erano diversi da oggi, sia sul piano sociale che economico, anche se già allora cominciavano a evidenziarsi i futuri cambiamenti.
Debbo dire che la realizzazione del progetto comportò una fatica e un impegno non indifferente, anche se c'era l'entusiasmo che condivisi con Maria Teresa Mascia, con Vincenzo Testa, con Luisa Cerminara, con Adriana Anceschi, con Miria Magni, con Oliva Rossi, con Giorgio Sghedoni e via via molti altri. Cominciammo con i quindici soci fondatori, di cui la metà erano gli stessi consiglieri di circoscrizione.
Nello stesso periodo si andava delineando l'apertura di altre banche in provincia, e nella regione, cominciammo a partecipare a convegni. Questi incontri ci diedero la carica necessaria, ci aiutarono nella stesura di statuto, regolamento e altre incombenze che non conoscevamo. Furono momenti difficili, in cui passavamo dall'entusiasmo all'avvilimento, in cui le sorti della banca sembravano vacillare. Io, in particolare, andavo spesso in crisi, mi sentivo come un Don Chisciotte contro i mulini a vento, contrariamente a M.Teresa che esprimeva la massima fiducia. Succedeva spesso che un amico o un conoscente che io cercavo di coinvolgere, mi guardasse con un sorrisino ironico o esplicitamente mi dicesse 'è un bel giochino, vi divertite molto'. 'Ma chi me lo ha fatto fare? E' davvero un giochino?', mi chiedevo. Poi mi riprendevo e mi dicevo: 'No, non è un gioco, è un'idea grande, in questa società sempre più egoista, sempre più vuota, sempre più povera di denaro, di tempo, sempre più sola. E via, tutti insieme di nuovo sul campo.

Il 1997 ci vide impegnati nella organizzazione di un grande convegno, provinciale, con il sindaco, il presidente della provincia, i rappresentanti della chiesa, della scuola, delle associazioni . Ricordo i grandi manifesti un metro per due che tappezzavano la città, dove su un fondo blu spiccava il nostro logo, creato dalla sorella di M.Teresa, e una scritta accattivante: ' Una banca senza soldi'. Ricordo anche il foglietto con l'elenco dei soci e le offerte: un foglietto A4 piegato in due, che Miria e Luisa riuscivano a mettere insieme col computer. Erano le uniche fra noi che riuscivano a fare qualcosa sul computer e che riuscivamo a stampare in Circoscrizione in un trentina di copie, perché intanto i soci, piano piano, utilizzando il tam tam degli amici, andavano aumentando.
Ritenemmo a un certo punto che fosse il momento di darci un'organizzazione e via via delle regole sempre più precise.
Formammo un Direttivo, assegnando ai diversi soci delle responsabilità, per l'apertura della sede, per i colloqui, per i rapporti con le istituzioni, per il conteggio delle ore, per la contabilità,ecc….
Dopo alcuni anni Vincenzo Testa lasciò la Circoscrizione e con impegno si assunse la presidenza della associazione, che mantenne per diversi anni, fino al 2007. Io e Luisa formavamo con lui l'ufficio di presidenza.
Poi arrivarono i computer, e con questi la necessità che alcuni di noi imparassero a usarli. C'era chi voleva continuare coi vecchi sistemi, e qualcuno se ne andò anche per queste modernità. Ricordo l'impegno di Luisa e Giorgio per l'adozione di un programma che ci venne proposto dalla Regione Emilia Romagna, col quale poter operare e i tanti, tanti incontri per imparare ad utilizzarlo. Penso che siamo stati tra quelli che hanno dato più tempo e suggerimenti per affinare il programma. Ora il nostro esperto è Giorgio, che sta cercando disperatamente qualcuno che in futuro sia in grado di sostituirlo.
Non tutto è andato sempre liscio e i risultati si sono ottenuti attraverso la gestione di conflittualità, attraverso il convincimento al rispetto delle regole, il rispetto delle procedure e delle modalità di organizzazione e funzionamento, nonché attraverso le necessarie verifiche. Perchè senza tutto questo e i mezzi e gli strumenti necessari, nessuna forma associativa può stare in piedi, tanto più la Bdt.
L'obiettivo che ci ha sempre impegnato e stato quello di coinvolgere i soci, di promuovere attività per mettere i soci in relazione tra loro, per fare conoscere la nostra associazione e a questo scopo abbiamo promosso e promuoviamo una molteplicità di attività
Abbiamo lavorato sodo perché a Robassomero si aprissero altri sportelli, uno per circoscrizione, o anche solo due, date le dimensioni della città. Volevamo portare la banca del tempo nella scuola, abbiamo fatto al riguardo tanti incontri con le altre circoscrizioni, con i consigli scolastici, ma, pur essendoci a parole la disponibilità, non ci siamo riusciti.
E intanto nascevano altre banche nella provincia e nella regione, ci si incontrava spesso e volentieri, ci scambiavamo esperienze e problemi e questo ha fatto sì che le banche del tempo, pur nella loro originalità, chiarissero sempre meglio i loro obiettivi e il loro funzionamento.
E' bene ricordare il convegno del 27\28 ottobre del 2001 dal titolo "Riflessioni sull'esperienza e proposte di sviluppo. Confronto con le altre banche della provincia e della regione". Un'importante verifica dello stato della nostra banca del tempo, di cui rimane un dossier fatto da Mascia con diverse nostre collaborazioni.
Nel 2006 abbiamo cambiato la vecchia sede con una più grande e più rispondente ai nostri bisogni e nello stesso anno abbiamo festeggiato il decennale con un convegno.
Oggi, dopo 13 anni, debbo esprimere la mia gioia.
Primo, perché le istituzioni (Circoscrizione, Comune e ora anche la Provincia) hanno continuato a crederci e ci hanno aiutato.
Secondo perché da due anni abbiamo la disponibilità di una giovane presidente che ha portato con sé diversi giovani e ha sfatato la logica che la banca del tempo sia appannaggio degli anziani e ha introdotto nell'associazione quegli strumenti che la maggior parte di noi non conosceva.
Conseguentemente ha stimolato anche noi a imparare a usarli, naturalmente con gli inevitabili limiti.
Terzo, oggi la maggior parte dei soci sono giovani e con loro ci si rapporta in modo da realizzare uno degli obiettivi importanti della banca del tempo che è quello della intergenerazionalità.
Quarto, io oggi sono molto tranquilla, perché sono certa che la banca del tempo andrà avanti, perché oggi più che mai è necessaria e può contribuire a quella 'rivoluzione culturale' che abbiamo sempre auspicato.
Una cosa io mi auguro: che si riesca a fare uno sforzo in più perché nascano altri sportelli (almeno uno per quartiere), e soprattutto che nelle scuole si faccia di questa idea un progetto educativo. Sarebbe bellissimo, se fin da piccoli ci rendessimo conto che nessuno di noi è autosufficiente.

Banca del tempo di Robassomero